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Arte moderna e contemporanea

Pulimento degli affreschi

L’affresco è un dipinto su un intonaco di calce fresca (composto di calce e rena lavata) con dei colori macinati e diluiti con acqua. Questi colori s’inumidiscono con la calce dell’intonaco, diventando insolubili all’acqua. La maestria dei pittori era quella di operare nella giornata su una parte ben delimitata di fresco con i colori, nei giorni successivi eseguiva lo stesso lavoro, fino a ultimare il tutto. Dava poi armonia al dipinto, eseguendo delle velature a secco per armonizzare il dipinto. Bisognerà portare attenzione a queste velature perché esse sono solubili all’acqua. SI preparava all’inizio del lavoro il fondo con tinte composte di nero o sinopia, tenendo i lumi quasi bianchi e sopra di esso se si voleva un rosso vivace si velava con cinabro temperato con colla o rosso d’uovo, se si voleva una tinta azzurra, si ritoccava con l’indaco stemperato nello stesso modo. Solo più tardi s’incominciò a usare l’oltremare addirittura a fresco ma sempre predisponendo il fondo con nero e calce specialmente nelle ombre. Questo spiega come molti affreschi siano arrivati a noi con zone di pittura sbiadite e, altre ben mantenute, perché dove erano state eseguite le velature a secco il colore, si è alterato mentre il fresco ha mantenuto il colore inalterato nel tempo.

Modo pratico per pulire gli affreschi:

Ha seguito di quanto detto è facile capire quanto sia pericoloso adoperare l’acqua per detergere la pittura a fresco, perché nel caso vi siano dei ritocchi a secco o velature a secco queste sarebbero danneggiate, quindi bisognerà usare l’acqua solo nei seguenti casi:

1) Quando si dovranno per forza maggiore staccarli dal muro per trasferirli su tela, in quanto quest’operazione esige delle lavature.

2) Quando sul dipinto non ci sono presenze di velature a secco.

Si procede in linee generali a una prima spolverata, in modo delicato, per togliere lo sporco grossolano. Dopo si passerà a esaminarlo attentamente per vedere se e dove è stato ritoccato a secco. Questo è molto facile a vederlo, perché le zone ritoccate a secco, compariranno più opache o comunque di una lucentezza diversa dal resto del dipinto eseguito a fresco. Particolarmente bisognerà prestare più attenzione nelle zone dove è più facile che ci siano, come ad esempio negli azzurri, sui rossi cinabri, o sopra di certi verdi molto vivaci, in altre parole sopra certi tendaggi che spesso si danno nelle ombre per rinforzarle.Questi piccoli assaggi operativi si potranno fare con una piccola spugna bagnata nell’acqua calda.

Dai punti di cui sopra possono verificarsi i seguenti casi:

A) Nei casi che la pittura sia vergine, ossia senza ritocchi a secco, si potrà ricorrere alla mollica di pane con piena libertà, se ciò non bastasse si potrà utilizzare l’acqua con una spazzola molto morbida, nel caso la superficie sia ruvida, o di una spugna se liscia.

B) Se invece risultasse l’esistenza di ritocchi a tempera, bisognerà utilizzare dove sono presenti, la sola mollica di pane in modo cauto.

C) Può darsi dove siano presenti untumi o fumi, che la mollica di pane non bastasse. in tal caso non bisogna sapere solo se ci siano stati ritocchi a secco, ma anche vedere se sono stati fatti con il rosso d’uovo, perché essi non possono essere puliti con acqua, alcool e oli essenziali. Nel caso vi fossero i ritocchi, il più semplice mezzo per il pulimento è quello di usare una leggera dissoluzione di potassa, da rinforzarsi secondo della necessità. Con questo sistema soprattutto se usata calda, cederanno tutti gli untumi senza far soffrire i colori. Alla fine del procedimento con potassa bisognerà sciacquare il dipinto, altrimenti la potassa con andar del tempo assorbirà umidità dall’atmosfera e porterà danno al dipinto.

D) Se ci fossero dei ritocchi eseguiti a colla, non si dovrà anche in questo caso adoperare l’acqua ma lo spirito di vino.

E) Se ci fossero delle colature di cera, soprattutto negli affreschi collocati in chiesa, bisognerà utilizzare per il pulimento degli stessi la potassa e l’alcool.