Tecnica mista su tela, 70×90 cm
Torbiere d’Iseo rappresenta una fase di consolidamento della ricerca sulla frammentazione modulare applicata al paesaggio naturale. La superficie non è descritta come continuità atmosferica, ma costruita attraverso unità autonome che articolano il campo visivo.
Il modulo–pixel organizza l’immagine secondo variazioni cromatiche e ritmiche che trasformano la percezione della distanza. Da vicino emerge la struttura segmentata; a distanza l’immagine si ricompone in equilibrio paesaggistico.
Il paesaggio non è imitato, ma ricostruito attraverso un principio costruttivo coerente, in cui la natura diventa campo di verifica del linguaggio pittorico.
Questa opera si inserisce nel percorso di definizione della Pixelart Pittorica in Italia, approfondito nella pagina dedicata al linguaggio.
Opera precedente: Campo di girasoli (1994) – origine strutturale della ricerca sulla frammentazione modulare.
Opera collegata: Betulle (2004) – verticalità modulare e scansione ritmica della superficie.
Opera collegata: Riflessi (2004) – vibrazione luminosa e frammentazione percettiva.